Intervento Fisico

Per “intervento fisico” intendiamo una serie di trattamenti che hanno come obiettivo privilegiato il ripristino dell’unità corpo-mente e la presa di coscienza di contenuti non elaborati ad un livello consapevole; il corpo, infatti, talora si fa carico di vissuti o conflitti irrisolti che si esprimono nei processi di somatizzazione.
Quando il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, tra l’essere e la natura è compromesso o discontinuo, le disarmonie della mente si ripercuotono sulla capacità della prima sfera di prendere energia dalla “terra” e di restituirla al sistema mentale sotto forma di vitalità e vigore. Per descrivere come l’energia proveniente dalla “terra” alimenti tutto il sistema mentale, potremmo usare una metafora e paragonare il corpo ad un albero: le radici rappresentano la prima sfera, il tronco la seconda, i rami la terza e la chioma/le foglie la quarta.
Per questo possiamo dire che questa interazione può essere continuamente rigenerata attraverso una sana attività fisica, in grado di ristabilire il legame tra natura e individuo, come avviene nella dimensione ludica dello sport e nelle attività che immergono l’essere in contesti naturali.

Fin dall’antichità è stata riconosciuta l’importanza di agire sul corpo al fine di equilibrare la mente ed il comportamento. In particolare la filosofia orientale aveva colto questa correlazione, infatti, nell’Hatha Yoga, le Asanas (posizioni) unite al controllo cosciente del respiro, agiscono positivamente sul sistema psiconeuroendocrino ristabilendo l’armonia nell’unità corpo-mente(1). La corretta pratica dello yoga può tradursi in nuovi collegamenti neuronali che implicano l’apprendimento di nuovi pattern comportamentali e quindi l’ampliamento della coscienza.

Il ripristino dell’armonia della mente attraverso l’intervento sul corpo caratterizza ad esempio anche l’approccio bioenergetico di W. Reich e A. Lowen che mira, attraverso gli esercizi di grounding e di allentamento delle tensioni, a sciogliere le contratture muscolari al fine di liberare l’energia cristallizzata in corazze fisiche e caratteriali.
L’attività fisica, nelle sue varie forme, può configurarsi perciò come un valido strumento terapeutico e per ogni singolo caso il terapeuta dovrà valutare, in una gamma di attività psicomotorie, quella più adatta. Se ad esempio il cliente tende a proiettare la propria energia vitale verso l’esterno, gli verranno consigliate attività più introspettive come lo Yoga o il Tai Chi Chuan che possono anche condurre ad una dimensione meditativa. Al contrario, in caso di eccessiva introversione del soggetto, sarà preferibile indirizzarlo verso attività sportive più dinamiche che possono aiutarlo ad acquisire nuove modalità di espressione.

I risultati positivi che si possono ottenere con l’attività fisica devono essere elaborati, nel contesto terapeutico, al fine di integrarli nel complessivo processo di cura. La persona apprende così un’utilizzazione più ampia ed efficace delle risorse bioenergetiche nel relazionarsi con l’ambiente esterno.

NOTE:

(1) ^ I. K. Taimni, La Scienza dello Yoga – Commento agli yogasutra di Patanjali. Ubaldini Editore, Roma, 1970